L’estate incandescente dell’Etna sta diventato un incubo per migliaia di passeggeri dell’aeroporto di Catania. La nuova fase eruttiva del vulcano attivo più alto d’Europa è al quinto giorno consecutivo e con l'emissione di una nube eruttiva impatta fortemente sull'attività, prima a singhiozzo, dell’aeroporto di Catania dove, per la chiusura per sicurezza degli spazi aerei, da ieri non si può atterrare, e quindi ripartire. E non lo sarà ancora almeno fino alle 11 di domani. Situazioni di forza maggiore, ma che creano il caos nello scalo, costringendo migliaia di passeggeri a rimanere a terra o a corse verso Palermo o Comiso per potere partire, con difficoltà a trovare posto sugli autobus, o a rinunciare alle vacanze.
Gravi ripercussioni ci sono per l’intero settore turistico siciliano. Un’alternativa, al momento limitata, è lo scalo di Comiso su cui punta la Regione Siciliana. L’emergenza Etna, sottolinea il presidente Renato Schifani, «conferma la necessità di potenziare ulteriormente il sistema aeroportuale dell’Isola e, in particolare, lo scalo di Comiso, sul quale abbiamo deciso di investire nuove risorse per aumentarne capacità e operatività». Mentre la Sac afferma di essere «pronta a ripristinare attività scalo appena riapre lo spazio aereo», la Fiavet Sicilia, l’associazione di imprese viaggi e turismo, chiede di «istituire un tavolo operativo permanente per le emergenze aeroportuali» per avere «procedure e responsabilità definite in anticipo».













