Il confronto sull’Università Magna Graecia si accende. Alle dichiarazioni del consigliere comunale Antonello Talerico sul presunto calo di competitività dell’Ateneo di Catanzaro risponde direttamente il rettore Giovanni Cuda, che contesta nel merito la lettura dei dati sulle iscrizioni e rivendica i risultati raggiunti dall’Università.Una replica che non risparmia passaggi polemici e che parte proprio dal metodo utilizzato per analizzare le immatricolazioni.“Leggo con rammarico le dichiarazioni del consigliere avvocato Antonello Talerico sull’Università Magna Graecia. Mi lasciano sinceramente sorpreso e, per certi aspetti, anche imbarazzato, poiché rivelano una conoscenza solo parziale delle procedure che regolano il sistema universitario e delle dinamiche che caratterizzano la fase delle immatricolazioni, tuttora pienamente in corso”.

“Non si può dire che l’Ateneo sia in crisi guardando dati ancora parziali”

Il primo affondo riguarda dunque i numeri utilizzati per sostenere la tesi di una perdita di competitività dell’Università Magna Graecia.“Affermare che l’Ateneo sia “sempre meno competitivo” sulla base di dati parziali relativi alle iscrizioni, quando le procedure di immatricolazione sono ancora aperte, significa proporre una lettura priva del necessario rigore metodologico. Sarebbe, anzi, interessante conoscere le fonti utilizzate per dati che, allo stato attuale, non sono ancora pubblici nella loro completezza”.Cuda contrappone a quella fotografia una tendenza che definisce costantemente positiva.“L’Università Magna Graecia registra da anni una tendenza costantemente positiva nel numero complessivo degli iscritti, crescita che non è il frutto del caso, ma della qualità dell’offerta formativa, della ricerca e dell’assistenza sanitaria universitaria”.E proprio sull’offerta formativa il rettore invita a non fermarsi al dato delle immatricolazioni iniziali. “I corsi di più recente istituzione, fisiologicamente impegnati nella fase di consolidamento, presentano prospettive occupazionali estremamente elevate, in diversi casi prossime al 100%, a conferma del fatto che l’innovazione nella formazione universitaria deve essere valutata guardando non soltanto al numero delle immatricolazioni iniziali, ma soprattutto alla capacità di creare professionalità richieste dal mercato del lavoro”.