| 11 Agosto 2026 15:02 |
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(Adnkronos) – I timori che un accordo tra Stati Uniti e Iran siano più lontani tornano a farsi sentire sui mercati. E hanno due prezzi: quello dell’energia, che sale quando aumentano i dubbi per gli approvvigionamenti, e quello dell’oro, che si rafforza quando investitori e banche centrali cercano protezione. Petrolio e oro, in questa fase, raccontano la stessa storia: l’incertezza geopolitica. Il Brent ha superato i 90 dollari al barile, mentre il Wti ha oltrepassato quota 85 dollari. L’oro viaggia sui massimi degli ultimi due mesi, a un passo dai 4.500 dollari l’oncia. È il doppio prezzo che il mercato potrebbe trovarsi a pagare dopo aver scommesso con eccessiva fiducia sulla possibilità di un accordo più vicino tra Iran e Stati Uniti.
“La correlazione tornata evidente tra oro e petrolio – spiega ad Adnkronos Angelo Drusiani, analista ed esperto di materie prime e metalli preziosi – significa che aumentano i dubbi sulla capacità reale di tenuta dei prezzi nel medio-lungo periodo. L’utilizzo delle riserve petrolifere ha contribuito a calmierare il prezzo del greggio e, nello stesso tempo, non ha interrotto il rally dell’azionario, determinando un calo delle quotazioni dell’oro. Adesso questa relazione potrebbe essere cambiata”.








