Ridurre l’illuminazione notturna nelle metropoli funziona davvero e restituisce alle piante urbane il loro ritmo naturale. Lo dimostra uno studio guidato da Lin Meng e pubblicato sulla rivista scientifica “Pnas Nexus” con il titolo “Mitigating artificial light at night: effectiveness of policies and implications for plant phenology”. I ricercatori, molti statunitensi ma anche uno tedesco del Leibniz Institute of Freshwater Ecology and Inland Fisheries (Igb), hanno monitorato le città dallo spazio tra il 2022 e il 2024 grazie ai dati ad alta risoluzione del satellite SDGSAT-1. Mettendo a confronto metropoli americane con e senza politiche di contenimento della luce artificiale — New York contro la vicina Newark, Washington contro Filadelfia — gli scienziati hanno misurato l'efficacia concreta delle misure anti-inquinamento luminoso e il loro impatto diretto sul ciclo vegetativo. Per capire perché un semplice lampione possa alterare la vita di un albero, occorre guardare ai meccanismi biologici della flora.

Per i vegetali, la luce non è soltanto una fonte di energia per la fotosintesi, ma un fondamentale orologio interno. In natura, la durata delle ore di buio segnala con precisione l'avvicendarsi delle stagioni: le notti che si allungano in autunno suggeriscono di far cadere le foglie per conservare le energie, mentre la progressiva riduzione dell'oscurità in primavera dà il via alla schiusa delle gemme. Quando la notte cittadina si trasforma in un crepuscolo perenne, la natura perde la bussola.