HomeBresciaCronacaUn’impresa vedere le stelle. L’inquinamento luminoso fa della magìa una speranzaIn Lombardia non ci sono zone buie. Mantova, Lodi, Brescia e Bergamo tra le peggiori in Europa. Fermi a dieci anni fa: l’uso dei led aggrava la situazione.Fabio Falchi presidente di CieloBuio: «Purtroppo sono ancora validi gli ultimi rilievi del 2016 Anzi va verificato meglio l’impatto dei led»Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciEra il 2016, esattamente il 10 giugno, quando su Science Advances, una delle più prestigiose riviste scientifiche a livello internazionale, veniva pubblicato il nuovo Atlante Mondiale dell’Inquinamento Luminoso. La ricerca vedeva diverse province lombarde agli ultimi posti sulle 1359 europee analizzate: Mantova è 1335ª, Lodi al 1306° posto, Brescia al 1161°, Bergamo 1112°. Dieci anni dopo cosa è cambiato? "Quei dati sono ancora validi – spiega l’autore dell’atlante Fabio Falchi, presidente di CieloBuio, da oltre 25 anni impegnato nella ricerca e nella sensibilizzazione sui temi dell’inquinamento luminoso e del risparmio energetica –. In Europa non sono avvenuti grandi cambiamenti, sostanzialmente siamo come allora".
L’uso dei led per l’illuminazione pubblica, più efficienti sul fronte dei consumi energetici, ha peggiorato l’impatto dell’inquinamento luminoso. "Dove ci sono leggi regionali, come in Lombardia, gli impianti sono quasi tutti completamente schermati, ovvero la luce va verso il basso. Il problema è che c’è un eccesso di quantità di luce e che i più utilizzati sono i led a luce blu, che fa alterare maggiormente il ritmo sonno-veglia. Quelli con meno luce blu non vengono usati quasi mai, perché ci sarebbe un 10-15% di consumo energetico in più, anche se ridurremmo l’inquinamento luminoso". Al netto della parentesi agostana, in cui tanti rivolgono lo sguardo al cielo notturno scoprendo che è sempre meno buio, la percezione è che ci sia poca consapevolezza dell’impatto che l’eccesso di luce in orario notturno ha sulla salute e l’ambiente.








