Nei prossimi anni il cielo notturno visibile dalle nostre città potrebbe cambiare radicalmente. Addio a Venere, Marte e alle poche stelle che ancora riusciamo a vedere attraverso l’inquinamento luminoso. Le flebili costellazioni visibili tra i palazzi saranno sostituite da brillanti satelliti artificiali che le oscureranno definitivamente.

Lo ha spiegato a Science Olivier Hainaut, direttore operativo dello European Southern Observatory, l’organizzazione europea che gestisce tre osservatori sulle Ande cilene. Anche questi telescopi, a causa della luce diffusa dai satelliti, potrebbero diventare presto inservibili. «È la cara vecchia ’tragedia dei beni comuni’» dice Hainaut. «Il cielo appartiene a tutti, quindi nessuno se ne cura».

La previsione di Hainaut non è buttata lì, ma è il risultato di uno studio che ha pubblicato il 29 giugno sull’autorevole rivista Astronomy & Astrophysics riguardo l’impatto luminoso delle prossime costellazioni di satelliti che verranno lanciate in orbita.

Di satelliti artificiali ce ne sono già 14mila. Secondo Hainaut, per non compromettere le osservazioni astronomiche non dovranno essere più di centomila, sempre che ciascuno di essi non superi la luminosità raccomandata dagli esperti. Le aziende della Space Economy però ne hanno già programmati altri 1,7 milioni.