Alzi la mano chi non ha memoria, da bambino, di un cielo stellato molto più bello di quello di oggi Con centinaia o migliaia di stelle, la Via Lattea bella appariscente che troneggiava con il suo cuore pulsante nella costellazione del Sagittario. La domanda sorge spontanea: dov’è finito quel cielo? La risposta è semplice e lapidaria: lo abbiamo cancellato. Lo cancelliamo sempre di più, nascondendolo dietro una quantità spropositata di luci, in sovrannumero e progettate male. Illuminiamo troppo e male: è questa la semplice genesi dell’inquinamento luminoso, una delle piaghe ecologiche più gravi e più ignorate a tutti i livelli, culturale e istituzionali.MARIANA SUAREZ/Getty ImagesUn problema multisfaccettatoL’inquinamento luminoso è un problema per tutti, anche per chi non è affatto interessato a ciò che avviene oltre l’atmosfera terrestre. È un problema ecologico, perché gli ambienti e i loro ecosistemi si sono sviluppati seguendo un’alternanza di notte e giorno, e il fatto che la notte vera non arrivi più rompe quell’equilibrio costruito in miliardi di anni. La conseguenza è che molte piante e animali notturni sono a rischio d’estinzione, o quantomeno vedono le loro abitudini stravolte, a causa di questa luce perenne. Questo vale anche per noi: sono studiati numerosi problemi medici conseguenza della rottura del ritmo circadiano, l’alternanza tra notte e giorno tanto importante per la nostra salute. Ovviamente l’inquinamento luminoso è anche un problema di natura energetica ed economica, perché ogni luce che illumina quando non serve o più di quanto serve è uno spreco di energia. Ma anche l’aspetto culturale non può essere trascurato: il cielo stellato è sempre stato un protagonista nella storia dell’umanità, nella musica, nell’arte, nella scienza e nella letteratura.HUM Images/Getty ImagesLe cause dell’inquinamento luminosoCirca l’80% della popolazione mondiale non ha più accesso al cielo notturno, secondo il World atlas of artificial night sky brightness del 2016, e questa percentuale raggiunge picchi superiori al 90% in Europa e negli Stati Uniti. In Italia i luoghi più bui sono quelli a bassa densità abitativa, l’entroterra sardo, le piccole isole, e la maremma grossetana, ma in generale il nostro paese e in particolare la Pianura Padana sono tra i luoghi più inquinati al mondo dal punto di vista luminoso. Lampade sferiche, fari puntati verso il cielo, lampioni inclinati male o aggiornati mantenendo le vecchie infrastrutture: basta guardarsi intorno in una notte qualunque per notare quante luci finiscono verso l’alto prima ancora di illuminare a terra. C'è innanzitutto un problema di progettazione degli impianti, ma anche di quantità: spesso illuminiamo molto più di quel che serve, e una porzione della luce, riflessa dal suolo, finirà in ogni caso verso l’alto. L’inquinamento luminoso non si può cancellare, ma c’è molto spazio di manovra per ridurlo.Ryan Pierse/Getty ImagesNorme e consapevolezzaInnanzitutto: la legge. In Italia manca completamente una normativa nazionale sull’inquinamento luminoso. Ci sono alcuni regolamenti regionali, ma in assenza di norme generali (e del loro rispetto), le luci si moltiplicano a dismisura, illuminando a giorno aree che non ne avrebbero bisogno. Difficilmente la politica ne parla, perché la luce è un tema scomodo e impopolare, spesso associato erroneamente a quello della sicurezza. E qui rientra la seconda soluzione: la consapevolezza. Bisogna parlarne, nei luoghi dedicati alla didattica e alla divulgazione, ma anche tra amici e parenti. Imparare a guardare l’illuminazione che ci circonda con occhio critico, per le strade, nei condomini o nel nostro giardino di casa, è già un primo passo cruciale nella lotta all’inquinamento luminoso. Per questo esistono associazioni come la International DarkSky Association che si occupa di diffondere risorse e consapevolezza al servizio della causa del buio. A quel punto si può passare all'azione.International DarkSky AssociationI 5 principi contro l’inquinamento luminosoLa DarkSky Association riconosce 5 principi per un’illuminazione esterna responsabile. La luce deve essere utile e controllata, accesa solo quando e dove serve. Le luci, tutte, devono puntare unicamente verso il basso, schermando le direzioni che puntano verso l’alto. Le luci si possono ridurre, sfruttando quelle che si accendono solo al passaggio, oppure impostando dei timer che le spengono nei momenti della notte in cui non occorrono a nessuno (e questo può valere anche per l’illuminazione stradale). In ogni caso la luce dovrebbe essere al livello minimo necessario, né più né meno. Un aspetto da non trascurare è anche quello della temperatura, perché le luci più bianche, somigliando di più alla luce diurna, possono disturbare maggiormente ecosistemi, salute e osservazioni. Insomma, c’è molto spazio di manovra per migliorare l’illuminazione dei nostri centri abitati, sia nel privato che nel pubblico, occorre solo renderlo un tema di rilevanza politica.
Dov’è finita la Via Lattea? Il drammatico stato dell’inquinamento luminoso in Italia (e non solo)
Una delle piaghe ecologiche più ignorate di sempre è in costante crescita. E no, non è un problema che riguarda solo gli astronomi










