Per Volkswagen la cura potrebbe essere ancora più pesante del previsto. Il gruppo automobilistico tedesco sta già lavorando a un vasto piano di riduzione dei costi, ma gli interventi programmati potrebbero non essere sufficienti. E ora aumenta anche la pressione di Porsche Automobil Holding SE, principale azionista del costruttore, che chiede decisioni rapide su costi e capacità produttiva.

Sul tavolo ci sono numeri importanti: 50.000 posti di lavoro in meno in Germania entro il 2030, una gamma di modelli destinata a ridursi sensibilmente e ulteriori interventi sulla capacità produttiva. Il CEO Oliver Blume ha inoltre indicato di non poter garantire il futuro di quattro stabilimenti tedeschi.

Il problema, secondo quanto indicato dal management, è soprattutto di competitività. Volkswagen avrebbe uno svantaggio di costo del 20% rispetto ai concorrenti nelle attività legate ad amministrazione, infrastrutture e altre funzioni di supporto. Colmare completamente quel divario avrebbe conseguenze ancora più profonde sull’organizzazione del gruppo.

Volkswagen deve tagliare i costi, Porsche SE aumenta la pressione

A rendere ancora più evidente la delicatezza della situazione sono i conti di Porsche SE, holding che possiede oltre il 53% delle azioni ordinarie di Volkswagen. Nel primo semestre sono state registrate svalutazioni per 3 miliardi di euro relative alla partecipazione in Volkswagen, alle quali si aggiungono altri 200 milioni sulla partecipazione diretta in Porsche AG.