Arpac, Guardia di Finanza, Capitaneria di porto, il Ctu che si è occupato del caso di Cetara ma anche il consulente tecnico del Comune di Salerno: tutti ieri mattina sono tornati nuovamente a fare “visita” ad Universo Beach e questa volta non per un semplice sopralluogo ma per operare concretamente ed effettuare nuovi rilievi, recuperare nuovi campioni e realizzare uno scavo in profondità per ricostruire la vera e propria “storia” della spiaggia. Proseguono gli accertamenti nell’area di Universo Beach, sul lungomare Marconi, nella zona orientale di Salerno, dove ieri sono tornati in campo tecnici e investigatori nell’ambito dei due fascicoli aperti dalla Procura su Cetara e Salerno, che sembrano intrecciarsi. Sul posto sono arrivati i tecnici dell’Arpac, la Capitaneria di Porto, il Ctu impegnato nell’inchiesta di Cetara, il consulente tecnico nominato dal Comune di Salerno e la Guardia di Finanza.

L’ATTIVITÀ Un’attività articolata, concentrata soprattutto sulla provenienza e sulle caratteristiche del materiale utilizzato per il ripascimento dell’arenile e che non è passata inosservata tra bagnanti che sono stati invitati di buon mattino a liberare l’area (pur insistendo il divieto di accesso come da ordinanza comunale). Uno degli interventi più significativi ha riguardato lo scavo effettuato sulla spiaggia, arrivato fino a circa un metro e venti centimetri di profondità. L’obiettivo è stato infatti quello di ricostruire la stratificazione dell’arenile, individuando la sabbia preesistente e verificando quanto materiale nuovo sia stato effettivamente apportato con i lavori. Un accertamento che potrebbe fornire elementi utili anche per ricostruire tempi e modalità dell’intervento. Ma il punto centrale delle verifiche resta il materiale utilizzato. In queste ore si starebbe infatti valutando l’eventuale collegamento tra la sabbia impiegata sul lungomare Marconi e quella utilizzata per il ripascimento di Cetara, finita a sua volta sotto la lente di ingrandimento della magistratura nei mesi scorsi. Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa che dovrà essere verificata attraverso gli esami sui campioni prelevati nelle due aree. La comparazione delle sabbie sarà dunque decisiva. Le analisi di laboratorio dovranno stabilire se esistano corrispondenze tra i materiali e potranno contribuire a ricostruirne la provenienza. Proprio per questo gli accertamenti sul lungomare Marconi assumono particolare rilievo: lo scavo consente non soltanto di quantificare il materiale depositato, ma anche di separare, almeno sul piano stratigrafico, ciò che era già presente sull’arenile da quanto è stato successivamente apportato. I risultati degli esami saranno quindi determinanti per capire se esista effettivamente un collegamento tra le due operazioni di ripascimento e se eventuali analogie nella composizione della sabbia possano offrire nuovi elementi alle indagini e se dunque l’area della zona est di Salerno potrà subire la stessa sorte di quella di Cetara. Per ora però, nessuna conclusione: bisognerà attendere gli esiti delle analisi. Gli ultimi accertamenti si inseriscono in una vicenda che nelle scorse settimane aveva già portato il Comune di Salerno a disporre la chiusura di Universo Beach. L’ORDINANZA L’ordinanza firmata dal sindaco Vincenzo De Luca era arrivata dopo il riscontro dell’Infratech alla richiesta dell’amministrazione di interdire gli accessi all’arenile e garantire un’adeguata vigilanza sull’area. Il tratto di spiaggia era già stato individuato come area di cantiere, consegnato alla ditta esecutrice dei lavori e quindi sottoposta all’obbligo di custodia. Nonostante i solleciti dell’amministrazione, però, l’arenile continuava a essere frequentato dai cittadini, con accessi non autorizzati anche dopo l’emersione delle criticità relative alla qualità della sabbia. A far scattare il provvedimento era stato soprattutto l’esito delle analisi richieste dal Comune all’Arpac in vista di una possibile riapertura dell’arenile. I controlli avevano evidenziato il superamento dei valori limite per diversi parametri microbiologici, tra cui Escherichia coli. Da qui la decisione dell’amministrazione di intervenire direttamente con un’ordinanza, considerata la situazione di pericolo per la salute pubblica. I varchi erano stati quindi nuovamente sigillati e l’ordinanza affissa sulle transenne.