Contro il piano di Trump
Giuseppe Kalowski
Powered by
TEL AVIV – In un contesto regionale molto difficile come quello medio-orientale, nel quale ogni toppa messa da una parte apre una falla dall’altra, e dove gli accordi, le intese e i trattati sembrano fatti apposta per poi essere disattesi, l’Arabia Saudita, la Turchia e il Pakistan hanno fatto il loro accordo di sicurezza reciproca, in cui la pericolosissima potenza atomica pakistana – con alle spalle la Cina – comincia a minacciare pesantemente Israele, definendolo Stato illegittimo, indipendentemente da chi lo governi.
Anche le trattative tra Israele e Libano segnano uno stop momentaneo, probabilmente dovuto alle infiltrazioni di Hezbollah all’interno delle aree pilota, dove l’Idf ha ceduto il controllo a favore dell’esercito regolare libanese, luoghi in cui Hezbollah non avrebbe dovuto rientrare. Il piano Trump in quindici punti per Gaza è stato temporaneamente e ufficialmente rifiutato da Netanyahu, a causa del palese e annunciato rifiuto di Hamas a disarmarsi e a consegnare le armi. C’è anche il rifiuto da parte di Israele che questa operazione venga comunque condotta e supervisionata dal Qatar e dalla Turchia, i due Paesi che più di altri strizzano l’occhio ad Hamas. Un rifiuto che, se non fosse lo Stato ebraico coinvolto, ma un qualsiasi altro Paese, sarebbe considerato più che ragionevole. Nessuno consegnerebbe il suo futuro a Stati de facto nemici.













