La tensione tra Donald Trump e Benjamin Netanyahu su Gaza sarebbe meno grave di quanto sembra. Domenica, il premier israeliano aveva respinto il piano in 15 punti, sponsorizzato dagli Stati Uniti.
«Israele non accetta il documento in 15 punti. Le Forze di difesa israeliane non effettueranno alcun ritiro finché Hamas non sarà disarmato. E quando parlo di disarmo di Hamas, intendo armi pesanti, armi leggere, tutte le armi», aveva dichiarato.
«A differenza di tutti coloro che ci fanno la morale, noi facciamo ciò che è necessario per la sicurezza di Israele, e sappiamo come tenere duro, anche contro i nostri migliori amici quando necessario», aveva proseguito, in un’implicita stoccata alla Casa Bianca. Eppure, ieri, il giornalista di Axios, Barak Ravid, ha riferito che le critiche di Netanyahu a Trump sarebbero una sorta di specchietto per le allodole.
Citando un alto funzionario americano, Ravid ha infatti riferito che Washington «non è turbata» dalle dichiarazioni del premier israeliano, considerandole parte di una «strategia» in vista delle elezioni per la Knesset che si terranno a ottobre. «Comprendiamo le esigenze politiche di Bibi. Non abbiamo problemi con questo, purché continui a fare ciò che gli chiediamo, specialmente per quanto riguarda il contenimento degli attacchi a Gaza», ha inoltre affermato il funzionario.










