A nemmeno due settimane dall’incontro tra Benjamin Netanyahu e Donald Trump alla Casa Bianca, si riapre la frattura tra Tel Aviv e Washington. Durante una riunione di gabinetto il premier israeliano ha ribadito il suo no al piano per il disarmo di Hamas e il ritiro dell’Idf da Gaza. “Respingiamo il documento in 15 punti del Board of Peace su Gaza” ha detto, chiarendo poi che l’Tsahal non lascerà la Striscia fino a quando “Hamas non sarà effettivamente disarmato”. E in riferimento all’alleato americano ha aggiunto: “Ho grande apprezzamento per il presidente Trump. È un nostro grande amico alla Casa Bianca” ma “stiamo facendo ciò che deve essere fatto per la sicurezza di Israele e siamo in grado di mantenere la nostra posizione anche di fronte ai nostri migliori amici, quando necessario”.
Che la road map presentata dal Board of peace per la seconda fase del piano Gaza e l’annuncio con toni trionfalistici di Trump (“Un passo monumentale”) fossero più che altro una dichiarazione d’intenti si era capito già nei giorni successivi alla notizia della raggiunta intesa. Il portavoce del primo ministro israeliano Doron Spielman aveva recapitato un messaggio a Washington mettendo in chiaro che “quelle non erano le posizioni di Israele”. Sulla stessa linea il video diffuso da Netanyahu poco dopo: “Non è la nostra bozza, abbiamo inviato i nostri commenti”.










