C'era una volta l'agosto dei pronto soccorso mezzo vuoti. Le città si svuotavano, le sale d'attesa respiravano, i turni estivi erano quelli in cui si tirava il fiato. Quel calendario non esiste più da molto tempo. Giovedì scorso, il 6 agosto, per la prima volta tutte le 27 città monitorate dal sistema di sorveglianza del Ministero della Salute sono finite lo stesso giorno in bollino rosso, il livello 3 che indica rischi anche per le persone sane e attive. È il picco della quarta ondata di un'estate cominciata a fine maggio e mai davvero interrotta che ha inevitabilmente una ricaduta sul Sistema sanitario nazionale e sui reparti d’emergenza: gli accessi sono cresciuti del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.

L'agosto che non svuota più gli ospedali

“La diminuzione degli accessi che tradizionalmente c'era in estate, soprattutto in una città come Torino, dal Covid in poi non la vediamo più”, racconta Fabio De Iaco, direttore del dipartimento di emergenza dell'ospedale Maria Vittoria di Torino. “Oggi, se c'è una flessione, è forse giusto nella settimana di Ferragosto. A volte nemmeno quella”.

I numeri nazionali gli danno ragione: secondo Alessandro Riccardi, presidente della Società italiana di medicina d’emergenza, gli accessi sono cresciuti del 15 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E la pressione arriva su un sistema già scoperto: i dati Simeu aggiornati al 2026 stimano una carenza di circa 5mila medici dell'emergenza-urgenza, che d'estate sale a 6mila e nel picco di agosto sfiora i 7mila per effetto delle ferie, con appena un pronto soccorso su tre dotato di un organico adeguato.