di Francesca Pini

Alla pittrice romena Teodora Axente l’onore di dipingere il “cencio” della celebre corsa dell’Assunta del 16 agosto, mentre il Museo Civico ospita una sua installazione monumentale ispirata a un capolavoro dell’arte trecentesca

Lo chiamano confidenzialmente il cencio. Ma è il trofeo più ambìto da ogni contradaiolo al Palio, tradizione senese risalente al XVII secolo e che si corre due volte l’anno (la prima il 2 luglio, la seconda il 16 agosto). E oltre a sancire la vittoria di fantino, cavallo e contrada (queste ultime già citate nel 1281 da fonti storiche, sono 17), il cosiddetto cencio per il Palio d’agosto dell’Assunta non è un semplice stendardo, ma una vera e propria opera d’arte, svelata quest’anno il 10 agosto. Dalla fine dell’800 ad oggi è stato realizzato da molti artisti e poi da decine di grandi maestri. Dalì voleva introdurvi il rinoceronte ma fu stoppato dal regolamento (nello stemma dela Selva c’è proprio questo animale), e poi Sassu, Cagli, Guttuso, Adami, Jim Dine, Scheggi, Tadini, Chia, Savinio, Ontani, Clemente, Ceroli. Poche le donne, nel 1921 la prima fu Maria De Maria, per il Palio del 2 luglio, ricorrenza della Madonna di Provenzano. Questa volta la prescelta per realizzare quello dell’Assunta è l’artista romena Teodora Axente a cui spetta l’onore del drappellone. Presente anche con due monumentali polittici con 24 dipinti. Ispirati e che si confrontano con un capolavoro dell’arte senese trecentesca: l’Allegoria del Buono e del Cattivo Governo con i suoi effetti in città e in campagna, nella Sala dei Nove, grande ciclo pittorico affrescato su tre pareti, commissionato ad Ambrogio Lorenzetti tra il 1337 e il 1340. Un tempo nel Palazzo Pubblico ora Museo Civico dove c’è l’installazione site-specific dell’artista (a cura di Riccardo Freddo e Michela Eremita).