SIENA, 13 AGO - Critiche della diocesi di Siena al drappellone dipinto dall'artista romena Teodora Axente per il Palio del 16 agosto dedicato alla Madonna dell'Assunta. Il Collegio dei Correttori interviene sull'androginia nel disegno della Madonna e sul contesto in cui Maria è inserita ossia la battaglia di Porta Camollia di cui ricorrono i 500 anni. "Può un drappellone essere realizzato come piena espressione artistica di un autore? Se si considera la comprensione che come contemporanei abbiamo dell'opera d'arte, come frutto della più totale libertà espressiva dell'artista, la risposta è no", dice don Enrico Grassini, il rettore del Collegio, secondo cui Axente avrebbe dovuto tener conto del portato storico e del sentimento della città. "Il drappellone del Palio può essere opera d'arte ma intesa alla maniera antica" e "l'artista doveva necessariamente muoversi nei canoni indicati dalla committenza", afferma Grassini ricordando che il drappellone "non è immagine sacra dinanzi alla quale pregare, ma è esso stesso preghiera alla Vergine". Quanto all'artista, deve conoscere fino in fondo il mondo a cui l'opera è destinata, "deve percepire il magnetismo dei luoghi del Palio, deve confrontarsi con chi vive Siena e i rioni, e dar voce, pur coi suoi linguaggi, a una comunità". "L'artista - spiega don Grassini - viene da una formazione cristiana ortodossa col conseguente limite di entrare negli sviluppi occidentali della spiritualità mariana a cui invece l'iconografia del Palio fa riferimento".