di Filippo Bonazza
L’Isee è l’autocertificazione con cui in Italia viene definito lo status economico e finanziario di ricchezza di un individuo o di una famiglia. Ad oggi è il principale indicatore cui vari enti pubblici/privati si riferiscono per la determinazione dell’accesso o meno alla fruizione di varie prestazioni e agevolazioni (es: Assegno Unico, borse di studio e tasse scolastiche, Rette Rsa, cure odontoiatriche, accesso Erp). In sintesi, l’indicatore che suggella il grado di povertà o ricchezza di un nucleo famigliare riconosciuto dallo Stato Italiano.
Viene calcolato attraverso un complesso algoritmo, ora è proprio la determinazione di questo algoritmo e il peso specifico delle sue voci che è stato stravolto negli anni e ha portato ad uno sbilanciamento dei pesi ponderati delle componenti finanziare e di reddito a danno delle classi più povere.
Ad oggi i criteri penalizzano i redditi da lavoro e privilegiano le rendite di posizione quali il possesso di un immobile o asset finanziari. E’ diventato strumento scarsamente rappresentativo della ricchezza attuale e futura di una famiglia, provocando distorsioni nell’accesso ai veri bisognosi e un fallimento nel contrasto alla vera povertà economica.






