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Tra le macerie di Pistunina si cercano, adesso, più risposte, che speranze. Le speranze sono quelle, sempre più esili, di ritrovare i corpi degli ultimi due dispersi della tragedia del 30 luglio, Santino Magazzù e Lairu Warna-Kulasuriya, i cui resti potrebbero essere tra quelli già emersi dai cumuli di polvere, cenere e rottami suddivisi tra l’area del crollo e quella utilizzata come “deposito” nel parcheggio rosso dello stadio Scoglio, in mezzo alle carreggiate dello svincolo. Le risposte sono quelle attese dall’inchiesta coordinata dalle sostitute procuratrici Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone. Proprio i reperti recuperati e che potrebbero ancora essere trovati – si scaverà fino all’ultimo granello di polvere – saranno consegnati dai medici legali incaricati, Elvira Ventura Spagnolo e Gennaro Baldino, al Ris dei carabinieri: la comparazione del Dna, infatti, potrà dire a chi appartengono i resti umani ritrovati.
Ma di risposte se ne attendono molte, perché molti sono gli interrogativi rimasti in sospeso. Il video diffuso nei giorni scorsi che mostra gli attimi immediatamente successivi al crollo, ad esempio, immortala due mezzi che fuoriescono dalla piazzola dell’edificio: un furgone bianco, che si dirige verso nord e sparisce dalla visuale, e una berlina scura di grossa cilindrata, che invece svolta subito verso il parcheggio dell’area commerciale limitrofa (quella di Bernava, per intenderci). Una prima risposta è giunta già dagli interrogatori degli indagati: la berlina è dell’imprenditore Alessandro Panarello, assistito dall’avvocato Salvatore Silvestro. Panarello avrebbe spontaneamente raccontato di aver lasciato il parcheggio dell’edificio crollato, per poi tornare a piedi. Il giallo rimane sul furgone bianco, che invece ha lasciato la zona senza fare più ritorno.











