Onorevole Enzo Amendola, si rafforza la saldatura fra Meloni e Frederiksen sull’immigrazione: è la prova che sovranisti e progressisti possono condividere le stesse ricette?
«Che le due si muovano in tandem su questi temi non è una novità. Da anni avanzano proposte comuni, a partire dai fondi europei per gli hub in Africa che nessun grande paese intende sborsare. Con quest’ultima lettera vogliono piuttosto coprire l’aggressione cinica alla Spagna sul caso di Ceuta, rivelatasi per loro un boomerang diplomatico. Per ragioni di pura propaganda hanno provato a farlo passare per un tentato sbarco sulle nostre coste. Una vergogna».
La premier socialdemocratica è quindi un’eccezione nel Pse?
«Frederiksen ha sempre avuto posizioni minoritarie. Me la ricordo ai tempi del negoziato sul Next generation guidare il fronte dei frugali contro i bond e a imporre per lei sconti sul bilancio europeo. Perciò a Meloni dico: auguri! Sull’economia si è scelta una bella compagnia che al momento giusto le presenterà il conto. Rompere l’asse del Sud, quello dei paesi di prima accoglienza, è un errore che pagheremo anzitutto noi italiani».
Dopo Ceuta, Meloni ha accusato Sanchez di aver trasformato in un “pull factor” la regolarizzazione di 500mila migranti. È così?












