Il più spettacolare paradosso sulla «sicurezza» in cima a tutti i sondaggi è che nel contempo le persone non si preoccupino della «fabbrica» che produce più insicurezza in assoluto: il sistema dell’esecuzione delle pene, sia nella parte in cui lascia per strada 90.000 condannati definitivi a pene fino a 4 anni, «liberi sospesi» in attesa che si valuti se debbano scontarle in carcere o in misure alternative, sia nella parte in cui invece proprio in carcere rinchiude 65.000 detenuti e li prepara a tornare ad aggredire e derubare i cittadini come e più di prima. Se infatti, oggi in carcere, il 3% ha già sperimentato le porte girevoli fino a 10 volte, ben 40% è già stato in cella sino a 4 volte, e addirittura 60% è già alla seconda reclusione: ospedali con questi tassi di mortalità dopo apparenti cure, o fabbriche con questi tassi di difettosità dopo le riparazioni, non verrebbero tollerati dai pazienti o consumatori. I cittadini invece tollerano l’odierno carcere, senza nemmeno chiedere conto non dei mancati miracoli (non pretendibili in una situazione incancrenita da decenni e certo non addebitabile al solo governo Meloni), ma almeno del divario tra promesse e risultati.
In almeno 17 occasioni, dall’inizio della legislatura nell’ottobre 2022, la premier o il ministro della Giustizia o il sottosegretario responsabile delle carceri (finché non ha avuto problemi di bisteccherie) hanno annunciato 10.000 posti in più entro il triennio successivo (o 7.000 o 5.000 a seconda delle volte entro l’anno). Trascorsi 4 dei 5 anni di governo, oggi il consuntivo è che la teorica capienza regolamentare non è aumentata di 10.000 posti ma è rimasta a 51.220, appena 46 più del 2022 e anzi 56 meno dell’anno scorso. Da questi vanno però detratti 4.877 posti inagibili o in ristrutturazione, sicché quelli realmente disponibili sono persino 999 meno di inizio legislatura, 46.237, 611 meno di due anni fa, addirittura 1.362 meno di 14 anni fa. Intanto i detenuti sono invece cresciuti dai 56.225 di ottobre 2022 alla soglia odierna dei 65.009 sfondata l’8 agosto, dunque 18.666 più dei posti veri. E questa media di sovraffollamento schizzata al 140,6% (contro il 109,9% di inizio legislatura) non «racconta» le infestazioni di cimici nei letti e nelle pareti, o i guasti che tolgono l’acqua d’estate o il riscaldamento d’inverno, e ingloba il fatto che 25 penitenziari eccedano il 180%, e 9 (capitanati da Lucca al 243% e Milano San Vittore al 228%) stipino addirittura più del doppio di detenuti ammassabili.









