Foto di repertorio
Salaheddine Nekhli è morto all’ospedale Niguarda di Milano dove era ricoverato dallo scorso 30 luglio. Il 39enne, detenuto presso il carcere di Cremona, si sarebbe dato fuoco da solo in circostanze ancora da chiarire.
È morto dopo 11 giorni di ricovero Salaheddine Nekhli, il detenuto del carcere di Cremona che lo scorso 30 luglio era stato trasportato in condizioni gravissime all'ospedale Niguarda di Milano. Stando a quanto riferito dal Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe) il 39enne, che a metà agosto sarebbe tornato in libertà, si sarebbe dato fuoco da solo in circostanze che sono ancora da chiarire, riportando ustioni di terzo grado su gran parte del corpo. Il decesso è sopraggiunto nel primo pomeriggio di oggi, lunedì 10 agosto. La Procura di Cremona ha già aperto un fascicolo d'indagine su quanto accaduto.
Nekhli era detenuto presso il carcere Cà del Ferro di Cremona dall'inverno del 2023, dove partecipava a diversi di lavori di manutenzione all'interno del perimetro della struttura. Era stato trasferito dal carcere di Busto Arsizio e in precedenza aveva seguito un percorso in una comunità per la disintossicazione. A metà agosto sarebbe uscito dal penitenziario cremonese. Come riferito dal Sappe, alcuni agenti di polizia penitenziaria lo scorso 30 luglio sarebbero intervenuti in soccorso del 39enne di nazionalità marocchina perché, pare, si era dato fuoco da solo. Il detenuto era stato poi trasportato all'ospedale Niguarda di Milano, specializzato nella cura delle grandi ustioni. Nekhli aveva riportato ferite gravissime e i medici hanno dovuto dichiarare il suo decesso nel pomeriggio del 10 agosto, dopo 11 giorni di ricovero.












