Detenuti e professionisti lavorano insieme, trasformando celle e cortili in spazi di creazione e libertà
È quasi ora di andare in scena nel carcere di Volterra. Nelle celle, i detenuti si preparano: sistemano i costumi, allacciano i bottoni, aggiustano le parrucche. Per qualche ora, quelle stanze cambiano funzione e diventano camerini. Poco più in là, il cortile della casa di reclusione si prepara a trasformarsi in un palcoscenico.
È qui che da quasi quarant’anni la Compagnia della Fortezza porta avanti un'esperienza teatrale unica, nata nel 1988 dall'incontro tra il regista Armando Punzo e penitenziario toscano. Un progetto che nel tempo ha messo in discussione il modo stesso di guardare alla pena, alla detenzione e alla possibilità di reinserimento attraverso l'arte.
L'incontro tra Armando Punzo e il carcere
Punzo cercava una compagnia di attori, ma non una compagnia tradizionale. La trovò proprio all'interno del carcere, scegliendo di lavorare con persone che fino a quel momento non avevano avuto nulla a che fare con il teatro. “Volevo mettere alla prova il teatro in una situazione in cui, anche ingenuamente, pensavo che l’arte e la cultura non avessero assolutamente nulla a che fare”, racconta il regista, fondatore della Compagnia della Fortezza.








