Il più grande filosofo dell’antichità e un gruppo di detenuti diventati attori. È la storia d’una pièce teatrale che andrà inscena domani e vede come protagonisti i reclusi del carcere di Rossano. Una storia artisticamente e umanamente singolare di cui è motore e ispiratore un regista e attore cosentino: Adolfo Adamo. A lui, da anni impegnato nelle strutture penitenziarie per promuovere la cultura e il teatro tra i muri spessi, le sbarre e i cancelli di ferro pesanti delle carceri, si deve l’incontro tra Platone e i detenuti.In un’agorà senza tempo, gli ospiti della casa di reclusione di Rossano, attraverso i 10 libri de “La Repubblica” l’opera più famosa del filosofo ellenico, dando voce a tutti i protagonisti del dialogo, cercano tra errori e contraddizioni, la luce della conoscenza e il coraggio di cambiare, ma anche la verità, la giustizia, il senso, la consapevolezza, la possibilità di riscatto. “La Repubblica” diventa dunque lo strumento per interrogare il presente e dare voce a persone che conoscono personalmente il tema dell’errore, della responsabilità e della possibilità di ricominciare.
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