«Gli alberi erranti del titolo stanno a ricordarci il destino che tutti noi abbiamo, che è quello di foglie un po' al vento alle quali però è data la possibilità di infilarsi nella folata che si vuole». Salvatore Mereu, regista di Alberi Erranti, in concorso al Locarno Film Festival, spiega così il titolo del film tratto dal romanzo "Alberi erranti e naufraghi" di Alberto Capitta e prodotto da Viacolvento con Rai Cinema.
La storia è quella di tre famiglie molto diverse. Ci sono i Nonne, ruvidi, sbrigativi e cattivi fino all'inverosimile. Ci sono gli Arca, idealisti e sognatori che vivono in armonia con la natura. Infine la famiglia "illuminata" del notaio Branca. Dallo scontro tra questi universi nasce un racconto di ricerca della propria identità e della libertà di essere se stessi.
Al centro della narrazione il conflitto tra generazioni, in particolare quello tra padri e figli, e la paura dell'altro, di ciò che è diverso. Le difficoltà di trovare se stessi sono più accentuate per «i più giovani ai quali forse - osserva il regista - non garantiamo il modo giusto in cui vivere e perciò succede, come nella famiglia Nonne, anche di impadronirci delle loro vite nella convinzione di sapere qual è la strada giusta».












