Confcommercio prevede per il 2026 una crescita dello 0,9%, in accelerazione rispetto al ben più anemico 0,5% dello scorso anno. E anche la spesa degli italiani torna sui livelli degli anni Novanta, trainata dalla tecnologia. Il vero nemico rimane però l’inflazione dovuta alla crisi iraniana, mentre al Tesoro già si pensa alla prossima manovra
A due mesi dall’ultima manovra del governo quasi più longevo della storia repubblicana (ma al Tesoro cominceranno a scriverla tra qualche settimana), l’Italia mostra ancora una volta una resilienza tutta sua. Certo, Hormuz ancora terra di nessuno continua a rappresentare una spada di Damocle per l’economia dello Stivale, così come per il resto del mondo. Eppure ci si poteva fare ancora più del male. Ma così non è stato, almeno per Confcommercio. Il cui ufficio studi ha parlato apertamente di crescita economica meglio delle attese quest’anno e consumi in risalita. Ma, guai a dimenticarsene, anche più inflazione.
E dunque, nell’attesa che arrivino nelle caselle di posta degli italiani le bollette gonfiate dall’uso massiccio dei condizionatori in questa estate torrida, i commercianti stimano per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, in accelerazione dal più 0,5% del 2025 con un secondo semestre meno dinamico del primo e un’inflazione media del 2,7%, 1,2 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno. “Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese”, si legge nell’analisi sui consumi delle famiglie italiane pubblicate dalla Confederazione.








