Tra dazi di Trump, rialzi della Bce e un dollaro in ripresa, il contesto esterno resta sfavorevole alla crescita. che comunque c’è. La sfida per Giorgetti è coniugare il sostegno all’economia con il riequilibrio dei conti. L’analisi di Salvatore Zecchini

Agosto è un mese particolarmente caldo per il Mef perché, malgrado l’affaticamento per il persistente solleone, si deve impegnare a fondo per preparare le corpose analisi e le conseguenti decisioni da includere nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (Dpfp), che aggiorna il contesto presentato nel Documento di Finanza Pubblica (Dfp) dell’aprile scorso e prepara la Legge di Bilancio.

Allora il ministro Giorgetti, prendendo atto dell’eccezionale incertezza incombente sull’andamento dell’economia mondiale e interna a seguito dei conflitti in corso, si era limitato a presentare l’andamento tendenziale degli aggregati macroeconomici a legislazione costante senza chiare indicazioni sugli obiettivi programmatici. Passati circa quattro mesi, mentre il grado di incertezza si va riducendo, pur restando elevato, il Governo è chiamato a definire entro il 27 settembre il quadro degli obiettivi di finanza pubblica alla luce dell’andamento economico del primo semestre e dell’evoluzione attesa del quadro macroeconomico. In specie, è chiamato a indicare l’obiettivo di saldo netto da finanziare per il bilancio statale e il relativo saldo di cassa. Dovrebbe anche allinearsi con i vincoli fissati nel Programma strutturale di bilancio a medio termine concordato con Bruxelles e mantenere la spesa netta entro il sentiero di evoluzione stabilito dal Programma di Stabilità europeo.