Pubblicato il: 10/08/2026 – 16:21
di Marco Russo
VIBO VALENTIA I rapporti con i “Gambazza”, la vendita di un’Alfa Romeo e il commercio di prodotti calabresi per nascondere il traffico di droga. Sono solo alcuni dei racconti fatti in aula da Bartolomeo Arena, il collaboratore di giustizia escusso nelle scorse settimane nell’ambito del processo Habanero contro la ‘ndrangheta delle Preserre. In passato esponente della ‘ndrina «di Vibo Valentia città», come premette lui stesso, ha risposto alle domande del pm della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro Andrea Buzzelli, raccontando di aver incontrato solo due volte Angelo e Francesco Maiolo, ritenuti a capo dell’omonima cosca. Il primo – spiega Arena – lo avrebbe incontrato durante un’udienza, il secondo in occasione della vendita di un’auto tramite piattaforma online.
La trattativa per le vendita di un’Alfa Romeo
Pur conoscendo il gruppo dei Maiolo da «tantissimi anni», Arena non aveva mai avuto rapporti diretti fino alla trattativa per un’auto, un’Alfa Romeo messa in vendita dallo stesso collaboratore su Subito.it. Qui sarebbe stato contattato da un account a lui sconosciuto, che si sarebbe offerto per comprarla: «Mi disse che gli interessava questa macchina e se potevo andargliela a portare ad Acquaro». Alla richiesta da parte di Arena di andarla a vedere a Vibo, Maiolo avrebbe risposto «No sono impedito». «Io – spiega Arena – capii da questa parola che sicuramente si trattava di una persona o che era agli arresti domiciliari o quantomeno che fosse gravato da misura restrittiva, di sorveglianza speciale». Una volta recatosi ad Acquaro e portato sotto la casa, Maiolo si sarebbe affacciato alla finestra: «Io riconobbi lui, lui però a me non credo proprio che mi conoscesse all’epoca». Dopo essersi presentato come uomo appartenente ai Macrì e i Pardea di Vibo, la “trattativa” sarebbe stata in discesa, come se l’appartenenza alla ‘ndrangheta fosse una garanzia di buon affare. Lo stesso Maiolo, secondo il racconto di Arena, avrebbe risposto: «Ho capito e quelli con me siamo come fratelli qua è là, allora questa macchina me la garantisci». A trattativa conclusa, Arena avrebbe parlato con i Pardea dell’affare: «Gli ho domandato e loro: “Hai fatto bene che glieli hai data per quel prezzo perché sono cari amici nostri, quindi non potevamo fare brutta figura”».






