Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIl capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, nel pieno della furia dibattimentale in aula durante lo scontro tra maggioranza e opposizione sull’uso delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro – poi negate ai giudici che indagano sulla vita criminale del suo socio di bistecca – compie in rapida successione una serie di inciampi ed errori storici e procedurali accompagnati addirittura da abbondanti dosi di sgarbo istituzionale.
L'accusa a Scalfaro e le competenze del Capo dello Stato
Dunque, durante le dichiarazioni di voto sulla richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle chat di Delmastro, Bignami cita l’ex presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, accusandolo di aver liberato 30 mafiosi. Liberato, addirittura. Primo svarione: tra i poteri del Capo dello Stato, la nostra Costituzione non prevede affatto quello di poter liberare chicchessia se non con provvedimenti di grazia.
Il riferimento di Bignami è alla decisione di non rinnovare 334 decreti di applicazione del 41-bis, ovvero il regime di carcere duro, applicato all’epoca soprattutto per gli appartenenti alle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Decisione che non poteva, non può e non potrà mai venire dal Colle (a meno che non si stravolga la Costituzione) come detto, e infatti giunse dall’allora ministro Giovanni Conso. Di fatto agli inizi degli anni Novanta, nessun criminale lasciò anticipatamente le patrie galere, come sostenuto da Bignami, bensì quel che accadde fu semplicemente che i detenuti rimasero in carcere a scontare le loro pene ma non più in regime di carcere duro.










