Mancavano pochi minuti al voto con cui la maggioranza avrebbe negato alla procura di Roma l’utilizzo delle chat di Andrea Delmastro con Mauro Caroccia - esito scontato - quando a lanciare la bomba è stato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami. Due frasi hanno scatenato la bagarre. Tentando di difendere Delmastro con varie argomentazioni, Bignami ha detto: “Per noi fu una sconfitta il fatto che il Movimento sociale non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis".

Pochi minuti e si scatena il caos. Per due motivi: l’attacco (ripetuto tre volte) di Bignami nei confronti di un presidente della Repubblica e la tesi secondo cui Msi voleva eleggere Borsellino. Non andò esattamente così, in entrambi i casi. Quanto ai boss, il governo, non il Quirinale, decise di non prorogare il regime di 41 bis per alcuni mafiosi. Quanto a Borsellino, come raccontano le cronache di allora, fu lo stesso magistrato a invitare il partito a desistere dal proporre candidature “dimostrative”.

Il più infuriato è Giantonio Girelli, deputato Pd. L'opposizione recupera la ricostruzione del rifiuto di Borsellino. E decide di intervenire. Propone la censura per Bignami Marco Grimaldi di Avs. Quello che ha detto, urla il deputato, “è un’ingiuria, un falso, un atto di accusa nei confronti della massima istituzione dello Stato. Non si utilizzano queste aule per riscrivere storia”. Stessa richiesta da parte del Pd: “Si deve porre un limite alle provocazioni che vanno contro la storia”, dice Andrea Casu. Siccome il meloniano nel suo intervento aveva accusato i parlamentari Pd le visite all’anarchico Cospito, viene chiesto al presidente della Camera di difendere quello che è un diritto dei parlamentari: verificare le condizioni delle carceri.