Bignami accusa l'ex presidente della Repubblica. A decidere fu però il Guardasigilli, che non liberò i condannati, ma si limitò al trasferimento al carcere ordinario

Era il pomeriggio del 19 maggio 1992 e, durante l’XI scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica, l’allora segretario del Movimento sociale italiano (Msi) Gianfranco Fini indicava il nome di Paolo Borsellino come Capo dello Stato. A spuntarla, sei giorni dopo, fu invece Oscar Luigi Scalfaro, scelto dal Parlamento con 672 voti a favore.

Da ieri l’episodio è tornato agli onori delle cronache per le dichiarazioni del capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami, che – durante la discussione in Aula sull’utilizzo delle chat Delmastro-Caroccia da parte della Procura di Roma – ha accusato l’ex inquilino del Quirinale di aver scarcerato centinaia di condannati al regime duro.

“Per noi fu una sconfitta il fatto che il Movimento sociale italiano non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica”, le parole pronunciate dal deputato. “La sinistra fece eleggere Scalfaro, che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41-bis. Quei 300 mafiosi liberati da Oscar Luigi Scalfaro per la battaglia vinta dalla destra italiana furono rimandati in galera dall’allora ministro della Giustizia, Giovanni Conso”.