Ben oltre gli incendi che imperversano in Europa e in Nordamerica, il fumo, pericoloso da respirare, aleggia nell’aria, offuscando la vista e trasformando il colore stesso della luce solare in qualcosa di cupo e inquietante.

Secondo le stime più recenti a giugno in Europa sono morte circa ventimila persone a causa del caldo estremo. Mentre le fiamme e le inondazioni uccidono con violenza drammatica, l’afa è l’assassino silenzioso del cambiamento climatico. Nella zona orientale dello stato di Washington, negli Stati Uniti, 600 abitazioni sono state incenerite all’inizio di agosto. Sia in Europa che in Nordamerica diversi pompieri sono morti nel tentativo di contenere le tempeste di fuoco alimentate dal clima estremo.

Un tempo, in gran parte delle zone temperate del pianeta la popolazione attendeva con trepidazione l’estate, un periodo segnato da divertimento, frutta abbondante, giornate lunghe, clima caldo, vacanze scolastiche, attività all’aria aperta come il campeggio e il nuoto, viaggi e avventure. Oggi, invece, molti attendono i mesi estivi in preda alla paura.

Se in passato l’estate era la stagione dolce celebrata dai poeti e dai musicisti, spesso ritratta come una divinità gentile, oggi è sinonimo di minaccia e dolore. Tutto questo mi fa pensare a un libro pubblicato da Bill McKibben nel 2011 e intitolato Eaarth, un invito a considerare il cambiamento climatico come un trasloco su un pianeta più pericoloso e inospitale rispetto a quello piacevole e stabile in cui ci siamo evoluti negli ultimi dodicimila anni, ovvero dopo l’ultima era glaciale.