Missili contro cargo civili, premi assicurativi alle stelle e traffici paralizzati. Così il Mar Nero torna al centro della guerra economica tra Mosca e Kyiv, con pesanti conseguenze per il commercio mondiale del grano
Il Mar Nero è tornato a essere uno dei principali fronti economici (e non solo) della guerra tra Russia e Ucraina, seppur con caratteristiche diverse rispetto a quanto registrato negli anni passati. Se allora infatti Mosca impediva fisicamente alle navi di lasciare i porti ucraini, oggi la strategia del Cremlino è quella di “rendere insostenibile” il traffico commerciale attraverso una campagna sistematica di attacchi contro navi mercantili, infrastrutture portuali e compagnie di navigazione. Ciò che impedisce alle navi di navigare non è un divieto militare, bensì il livello di rischio. Seppure il corridoio marittimo rimanga formalmente aperto, gli armatori rinunciano ai viaggi perché i premi assicurativi sono esplosi, molte compagnie non offrono più copertura e numerosi contratti vengono annullati per cause di forza maggiore.
Uno sforzo che sembra essere coronato dal successo, considerando che dopo settimane di bombardamenti il 23 luglio l’Ucraina ha annunciato la sospensione di fatto del traffico marittimo verso i tre principali porti del Mar Nero rimasti sotto il suo controllo. Secondo le autorità ucraine, la campagna russa ha già ridotto di circa un terzo le esportazioni di grano del Paese e fatto raddoppiare i costi del trasporto marittimo.













