Costa meno ed è più buono: il gelato artigianale bellunese vince il caro pallina, e con il grande caldo di questi giorni i consumi volano. C'è voglia di rinfrescarsi e specie di sera quale miglior alleato di questo gustoso alimento di cui peraltro i bellunesi sono ambasciatori nel mondo? A patto di non esagerare con i prezzi: di questi tempi bisogna guardare al portafogli. Ma il Bellunese, "patria" del gelato artigianale, si conferma a buon mercato. A Jesolo una pallina di gelato artigianale costa in media fra i 2 e i 2,5 euro, nel Vicentino si attesta sui 2 euro. E nella nostra provincia? «La media si attesta a 1,70 euro a pallina, in linea con lo scorso anno - afferma il gelatiere e maestro artigiano della Regione Veneto, Tomas Dalla Corte - Abbiamo avuto un grande mese di giugno».
Confronti Temperature eccezionalmente elevate come in questi giorni, però, spostano gli orari dei consumi: si lavora meno nel pomeriggio, specie dalle 14 alle 16, e di più dal tardo pomeriggio. Di sera in particolare c'è un vero boom. In Italia il prezzo medio del gelato artigianale si stima oscilli fra i 20 e i 28 euro al chilo, mentre quello industriale che troviamo nei supermercati va dai 5 a 10 euro al chilo. «In provincia di Belluno siamo fra i 23 e i 24 euro al chilo - prosegue Dalla Corte - facciamo grandi sforzi per contenere al massimo i rincari: per l'energia sono da considerare ormai strutturali attorno al 10% dei costi generali, mentre sono variabili per le materie prime. In primavera, ad esempio, il costo è aumentato fra i 2 e i 4 euro al chilo, vedi la nocciola che è passata da 20 a 25 euro al chilo. Spetta a noi essere bravi ad acquistare al meglio. Da parte mia, in inverno, per la mia gelateria di Feltre avevo prenotato già il grosso delle materie prime prima dei rincari. Il mercato è molto variabile, e con esso è cambiato anche il nostro approccio. Ad esempio, in questo periodo, si trova il melone a un buon prezzo e quindi lo compro, lo lavoro da fresco e poi lo congelo pronto per quando servirà».Evoluzione Gelatieri, dunque, sempre più attenti alla "borsa" delle materie prime e ai costi di gestione. Ma soprattutto è cambiato il modo in cui il gelato viene proposto e consumato. Non più semplice sfizio, crescono offerte di altre tipologie come gourmet, versioni alcoliche, proposte servite nei ristoranti stellati abbinate e piatti raffinati. «Nel caso della nostra gelateria abbiamo un po' adottato il "modello pizzeria" - prosegue Dalla Corte - dove la margherita ha un prezzo e le pizze farcite ne hanno un altro. Stesso meccanismo per i gelati: limone e fragola hanno il prezzo di circa un euro e 1,70 euro a pallina e i gusti gourmet li proponiamo a 2 euro. Questa differenza è motivata anche dal diverso prezzo delle materie prime. La fragola costa circa 7 euro al chilo, il pistacchio circa 70. La quasi totalità dei colleghi fanno una media e quindi vendono la pallina a prezzo fisso, ma credo che quella che ho adottato sia una maniera per valorizzare anche il prodotto. È da un po' che applico questo criterio e sto facendo fatica a far capire che un gelato è più prezioso dell'altro, anche se iniziamo ad avere soddisfazioni da una fetta della clientela che capisce il senso di un piccolo sovrapprezzo per materie prime importanti». Le stime indicano per quest'anno indicano un aumento dei prezzi del gelato compreso tra il 3 e il 5%, in linea con il crescere dei costi del mercato dovuti all'inflazione. Ma si prevede a livello nazionale un ulteriore incremento di vendite del 6%. Il caldo spinge quindi la voglia di gelato, e se buono si può dunque spendere qualcosa in più.






