Elly Schlein può fare proprie le parole espresse da Papa Leone XIV e vedrà che sarà vicina a conciliarsi sull’Ucraina al sentiment di Giuseppe Conte. “La guerra – ha detto il Pontefice - non fa che generare altra guerra e provoca enormi sofferenze. È tempo di fermare la spirale di violenza e dare spazio alla diplomazia e al dialogo per aprire la strada alla pace”. È tempo di superare quel litanico, inutilmente scontato, riconoscere chi è l’aggredito e chi è l’aggressore. Occorre andare oltre il clima di pericolose contrapposizioni tifose e fanatiche tra russofobia e putinismo. O deteriorarsi in accuse di vannaccismo e salvinismo. In sostanza un fermo indotto ad aprire qualsiasi discussione che superi lo stallo di questi anni.

L’ho scritto diverse volte. La discriminante per tessere il legame della coalizione di centrosinistra è la questione Ucraina. Materia di politica estera delicata che va chiarita al millimetro da chi vuole governare. Non basta accordarsi su un generico no al riarmo. Star lì ad auspicare che tanto si troverà una mediazione tra i partiti del centrosinistra è qualcosa che sa di vecchia politica. Attendista. Inoltre è poca roba sventolare la convinzione di essere testardamente unitaria, come fa Schlein. Non fa altro che alimentare un superficiale approccio ai problemi quando è necessario sviscerarli, ponderarli uscendo da routinari atteggiamenti indistinti.