Il mercato culturale contemporaneo e il dibattito pubblico italiano sono caratterizzati da un conformismo diffuso. La politica istituzionale mostra una convergenza ideologica in cui le differenze tra destra e sinistra si annullano, producendo una gestione del potere omologata. In questo contesto, l’azione culturale deve assumere un ruolo di rifiuto critico nei confronti dello stato presente delle cose.

Due recenti pubblicazioni offrono strumenti di analisi e metodi storici per attuare questa opposizione: il saggio di Goffredo Fofi, intitolato Da pochi a pochi. Appunti di sopravvivenza, pubblicato da Elèuthera con la prefazione di Vittorio Giacopini, e l’indagine di Massimo Padalino, Rumore su carta. Il ritmo della letteratura dal Beat ai postmoderni, edito da Jimenez Edizioni con la prefazione di Fabrizio Zampighi. Entrambi i testi, pur muovendosi in ambiti differenti, esaminano la necessità di non accettare le regole imposte dal mercato e dal potere.

Fofi articola il suo discorso partendo da una constatazione sociologica: la maggioranza della popolazione aderisce a modelli di vita predefiniti e competitivi. Di fronte a questa realtà, l’autore propone una scelta precisa, ovvero l’azione di minoranze attive che decidono di non collaborare con i vincitori sociali ed economici. Questo posizionamento comporta la scelta consapevole di essere perdenti nella competizione per il successo commerciale, per mantenere intatta la propria autonomia decisionale. Fofi indica come strumenti di sopravvivenza lo studio costante, la resistenza quotidiana, la creazione di reti di solidarietà e l’intervento critico diretto contro le istituzioni.