Sono le nove e mezza del mattino e sul piatto della colazione convivono un uovo strapazzato, un cornetto alla crema, qualche fetta d’anguria e una mozzarellina presa all’ultimo giro davanti al buffet. D’altronde è tutto compreso e, di fronte a tanta abbondanza, lasciare qualcosa sembra quasi rinunciare a una parte della vacanza.
La colazione d’albergo è soltanto l’inizio. In ferie gli orari si fanno versatili: il pranzo scivola verso il pomeriggio, il gelato diventa merenda e la cena comincia quando, durante il resto dell’anno, saremmo già sul divano. Nel frattempo si trascorrono ore al caldo, si può finire per bere meno di quanto si immagini e si arriva all’aperitivo portandosi dietro la sete e la fame accumulate durante la giornata.
Cambiare abitudini per qualche settimana fa parte delle ferie. Il corpo sa adattarsi, pur continuando a seguire ritmi che influenzano appetito, metabolismo, idratazione e sonno. Conoscerli permette di accompagnare il nuovo andamento delle giornate con qualche accorgimento semplice, lasciando intatto il piacere della tavola.
Il fuso orario delle ferie
Lo slittamento di qualche ora, da solo, raramente rappresenta un problema. L’organismo è adattabile e qualche giorno fuori ritmo fa parte del pacchetto. Più faticosa da gestire può essere la completa imprevedibilità. Un’escursione fa saltare il pranzo, una giornata in spiaggia lo sposta di diverse ore, una sera si cena alle otto e quella successiva alle dieci. Si arriva così a tavola molto affamati, si mangia più rapidamente e diventa più difficile riconoscere il momento in cui si è sazi.









