Una volta indagate le novità del 2026, è il momento di affrontare il caldo di agosto con il proprio gelato preferito – ammesso che la canicola ci lasci la forza di trascinarci fino al banco. Come abbiamo imparato con il cambiamento climatico, non è affatto detto che a un aumento delle temperature corrisponda un boom nei consumi: se fa troppo caldo, specie per l’artigianale, affrontare la spedizione verso cono o coppetta diventa un’impresa ad alto rischio. Meteo a parte, il chiodo fisso di questa stagione rimane la solita solfa: porzioni sempre più ridotte e prezzi costantemente in salita. Per tutti, industriali e no. Eppure, il mercato italiano del gelato muove quasi 4,8 miliardi di euro: circa 3 miliardi in mano all’industria e oltre 1,7 miliardi intercettati dalla spesa familiare nelle gelaterie artigianali (dati Unione Italiana Food e Confartigianato/ISTAT, luglio 2026).

Ma i soldi non si fanno certo aspettando che qualcuno passi per caso a comprare il solito cono. Se la nostalgia gioca un ruolo cruciale – spingendoci a cercare il gusto rassicurante dell’infanzia – il mercato chiede novità. Realtà come Froneri (che festeggia dieci anni e gestisce marchi come Motta, Maxibon, Coppa del Nonno e Antica Gelateria del Corso) dal 2016 a oggi hanno investito in Italia oltre 200 milioni di euro, portando il fatturato 2025 a superare i 380 milioni. Dall’altra parte, il gelato artigianale lotta per difendere i propri margini contro i rincari delle materie prime dal 2021 a oggi: +43 per cento le uova, +32 per cento la frutta fresca, +31 per cento lo zucchero, +25 per cento il latte, +22 per cento il cacao. Capito che ritoccare i listini all’infinito è un suicidio, gli artigiani hanno iniziato a lavorare sulla forma: formati alternativi, barattoli da asporto e l’ingresso della bakery, con lievitati da abbinare alla spatola. Insomma: per capire dove va il gelato, bisogna guardare alla forma più che alla sostanza.