Il Mediterraneo - e Adriatico e Jonio non fanno eccezione - si sta scaldando fin nelle profondità. Ciò ha conseguenze severe immediate per creature marine fondamentali come coralli e alghe che, per dirla in parole povere, si stanno «cuocendo», e conseguenze severe nei mesi e anni a venire per gli esseri umani che dovranno fare i conti con eventi climatici estremi, specie sulle coste.
Questo è il quadro che emerge dalla lettura di due distinti Rapporti. Il primo, diffuso da Greenpeace, è la «Relazione Mare Caldo (2024-2025) - Monitoraggio degli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi marini bentonici di scogliera». Uno studio firmato da Monica Montefalcone, Annalisa Azzola e Giulia Cesarato (DiSTAV, Università di Genova), e Riccardo Martellucci (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS).
Il secondo Rapporto è di Legambiente e si intitola «Spiagge - Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane» che affronta il tema costiero in modo olistico, inclusa la segnalazione delle buone pratiche nazionali e internazionali.
Con «Mare Caldo», sono state impiantate stazioni fisse per la registrazione in continuo delle temperature in mare a diverse profondità. Le due stazioni pugliesi, alle Tremiti e a Torre Guaceto. Quanto al mare che bagna le Isole, si spiega che si creano colonne di calore che lo penetrano in profondità. Il caldo accumulato in superficie e il rimescolamento dei venti porta, tra la seconda metà di luglio e agosto, a raggiungere temperature tra «22 °C e 25 °C verso profondità anche superiori a 30–40 metri». A Torre Guaceto, invece, tra giugno e luglio le temperature nei primi metri sono prossime a 27–29 °C. Successivamente, il calore scende fino a interessare tutta la colonna d’acqua fino a circa 30 metri di profondità. Gli scienziati hanno quindi scoperto che qui «la specie che ha mostrato i maggiori segnali di impatto è risultata l’alga corallinacea Lithophyllum. per la quale sono stati registrati valori di moria fino al 90-100%. Inoltre, un impatto severo è stato registrato per le specie Cladocora caespitosa e Leptogorgia sarmentosa».











