L’emergenza 10 agosto 2026 alle 00:28L’incontro tra le prime correnti aeree fresche e il mare così caldo può scatenare eventi estremi

Trenta gradi e oltre: il Mediterraneo è caldo. Una febbre che brucia non solo in superficie ma anche negli strati marini più profondi. Un’anomalia che riguarda anche le acque intorno alla Sardegna: a Carloforte nei giorni scorsi sono stati rilevati 29,7 gradi, ieri a Villasimius 30,6. Non è solo un record termico e un fastidio per chi si bagna senza trovare refrigerio: «Il dato – spiega il meteorologo Alessandro Gallo – va sommato a un’atmosfera calda nei bassi e medi strati con alta concentrazione di umidità. Un cocktail di energia che, al primo serio cedimento dell’anticiclone subtropicale alle correnti fredde dell’Atlantico, potrebbe favorire forti precipitazioni anche alluvionali». Il rischio è l’arrivo dei “medicane”, parola con la quale dovremo (volenti o nolenti) prendere confidenza: «Sono i cicloni simil-tropicali. I sistemi di bassa pressione con intrusioni di aria fresca dall’Atlantico, entrando dal corridoio francese, scivolano sulle Baleari interessando la nostra isola: le acque del Canale e del Mare di Sardegna accendono un motore di energia innescando fenomeni di intensità decisamente importante». I sardi ormai lo sanno: il ciclone Harry, lo scorso gennaio, è un esempio lampante.