Pubblicato il: 09/08/2026 – 17:30
di Eugenio Furia
COSENZA Di southworking si è iniziato a parlare in tempi di post-Covid, quando le nostre orecchie erano abituate a sentir parlare di smartworking. Passata la pandemia ha continuato ad affermarsi quella tendenza a scegliere – per i lavori da remoto per cui non è necessaria la presenza – luoghi del Sud Italia da cui assicurare le medesime prestazioni facendo leva su livelli di qualità/costo della vita più vantaggiosi.Negli anni i casi di southworking sono aumentati e la storia di Barbara e Lorenzo ne è un esempio doppiamente paradigmatico. Dopo gli studi al Politecnico di Milano e il matrimonio, la coppia ha lasciato la Lombardia per stabilirsi in Calabria, e racconta la permanenza a Cosenza tra luci e ombre. «Magari si servizi sono da migliorare, ma agli amici diciamo: perché non provare a trasferirsi anche per un piccolo periodo in Calabria?» dicono al Corriere della Calabria.
Siete fieri di essere calabresi
«Fino a 23 anni sono stata in Cile, dopo una parentesi di un anno in Canada alle superiori – racconta Barbara – concluso gli studi in Cile in ingegneria e poi la laurea al Politecnico di Milano». Proprio durante la laurea magistrale in ingegneria gestionale, Barbara conosce Lorenzo. Un breve rientro in Cile, ad aprile il matrimonio. Ama le lingue, conosce l’italiano, l’inglese e lo spagnolo, pratica il tennis, non rinuncia ai viaggi e agli amici, «sono le cose più importanti». Dopo il trasferimento a Cosenza lavora come ricercatrice nell’università del Cile nell’area trasporto e logistica nella zona centrale del Paese.«Il lavoro di Lorenzo mi ha portata in Calabria, per un anno e mezzo lavorerà per Hilti tra nord Calabria e Basilicata». Non si sottrae ad elencare pro e contro di una scelta non facile: «I pro? Qui c’è gente tranquilla, gentile e disponibile. Il macellaio e il fruttivendolo ti salutano come se ti conoscessero da sempre. Poi a Cosenza è tutto raggiungibile a piedi, le distanze non sono esagerate. Il costo della vita e i prezzi sono bassi, soprattutto l’affitto rispetto a Milano. La città di provincia da questo punto di vista è molto meglio. Si vedono tante famiglie e bimbi e sembra tutto più sicuro, vedi i ragazzini per strada che giocano, una scena ormai rarissima». I contro? «C’è meno da fare, meno eventi rispetto a Milano e Santiago del Cile, ma ci sono altri eventi più culturali. Il trasporto pubblico non è molto affidabile, gli orari delle corse spesso non sono indicati e i mezzi passano con meno frequenza rispetto alle città più grandi. Voglio dire qualcosa sulla guida: il pedone ha sempre la precedenza mentre qui le auto ai passaggi pedonali invece di fermarsi accelerano… Inoltre qui ho notato meno cura dell’ambiente, un scarso senso civico sia in città che in spiaggia o in montagna. Noi i nostri posti belli li curiamo tanto. A proposito – la mente va subito alla bellezza – una cosa bellissima di abitare qui è la vicinanza al mare, noi andiamo ogni fine settimana. Abitiamo in una casa che a Milano costerebbe il triplo. il clima è stupendo, c’è molto verde. E poi – aggiunge Barbara – ho notato che i calabresi sono molto fieri di esserlo, c’è gente che si impegna per fare comunità. Seguo delle pagine Instagram che cercano in tutti i modi di portare in alto la regione, questa è davvero una cosa bellissima».Infine non può mancare «la qualità del cibo e della materia prima, mentre in Cile si pensa soprattutto ai condimenti. Poi – ribadisce la giovane ricercatrice – il vostro senso di appartenenza, la gente si sente parte del posto in cui vive, i giovani parlano il dialetto. Il Cile è molto focalizzato sul lavoro, qui la prima domanda che ti rivolgono non è che lavoro fai…».








