di
Fulvia Lot
Alessandra Favarato, dopo la laurea in Psicologia, è tornata nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Camposampiero, in provincia di Padova, dove lottò per la vita
Centodieci e lode e un pensiero coltivato per tutta la durata della tesi. Alessandra Favarato, si era laureata in Psicologia da pochi giorni, quando ha oltrepassato le porte del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Camposampiero (Padova) con un regalo nella borsa per l’equipe medica, una copia della sua tesi sulla prenatalità, e una dedica: «Al personale del reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale di Camposampiero, a tutti i bambini nati prematuri, alla nostra forza e al nostro coraggio di voler diventare grandi e di assaporare la vita». A tutti quelli come lei che il 7 ottobre 2004 nacque alla 26ma settimana di gestazione, lunga 31 centimetri e con un peso di 615 grammi appena.
L'incontro con dottoressa e infermiereAlessandra è tornata in quel reparto con la mamma Stefania e dopo quasi 22 anni hanno incontrato l’ostetrica Alessandra Paggioro e Martina Corò, una delle infermiere che aveva assistito la piccola (è il caso di dirlo) neonata durante il lungo ricovero. «È stato emozionante tornare nel luogo che è stata la mia prima casa per più di tre mesi, dove ho dovuto lottare per la vita per più di 100 giorni», racconta Alessandra. Lei agli effetti emotivi di chi nasce prematuro non aveva mai pensato, fino a quando ha dovuto studiare l’argomento nel corso di Psicologia. «Non ci avevo mai pensato, ma quando ho cominciato ad approfondire l’aspetto delle conseguenze emotive e psicologiche che questo evento comporta, soprattutto nei casi più severi, ho capito che mi riguardava in prima persona e ho deciso di farne l’argomento della tesi, per informare e sensibilizzare le persone su questo tema».






