di
Gennaro Scala
Malagò lancia l'ex campionessa come capodelegazione azzurra per una «rivoluzione culturale», ma il Comitato olimpico frena e attiva gli uffici legali sul doppio incarico (è vicepresidente vicaria del Coni)
Una «rivoluzione culturale» per ricucire lo strappo tra il pallone e il resto dello sport italiano, che rischia però di trasformarsi in un clamoroso cortocircuito istituzionale. La nomina di Diana Bianchedi a nuova capodelegazione della Nazionale azzurra, annunciata dal presidente federale Giovanni Malagò, ha innescato un vero e proprio caso all'interno dei palazzi dello sport romano. A poche ore dall'annuncio, il Coni ha infatti congelato l'entusiasmo, attivando i propri organismi di controllo per verificare la legittimità del doppio incarico.Diana Bianchedi, leggenda del fioretto azzurro (due ori olimpici a squadre a Barcellona ’92 e Sydney 2000), medico dello sport e manager di punta della Fondazione Milano Cortina 2026, è dal 2025 la vicepresidente vicaria del Coni. Proprio questa poltrona di vertice ha fatto scattare i sistemi d'allarme regolamentari ed etici della dirigenza sportiva.
La reazione del Comitato Olimpico non si è fatta attendere. Attraverso una nota ufficiale dai toni asciutti e rigorosi, l'ente ha comunicato che, «ai sensi dello Statuto e delle Leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale». Un formale stop che solleva pesanti dubbi sulla compatibilità tra il ruolo di vigilante (il Coni) e quello di vigilato (la Figc).Dall'altro lato della barricata, Giovanni Malagò rivendica con forza la bontà della scelta. In una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, il numero uno del calcio italiano ha spiegato la nomina come una risposta a un'esigenza profonda degli appassionati: «Il calcio non deve essere più percepito come una realtà a parte. Diana gode di prestigio e credibilità internazionale. Essere vicepresidente vicaria del Coni e, allo stesso tempo, il volto istituzionale dell'Italia del pallone che viaggia è come rimettere il calcio al centro di un dialogo con lo sport a 360 gradi».










