Roma, 10 agosto 2026 – Non c’è pace sotto gli ulivi del calcio, in un’estate che ad ogni nomina scalda l’aria già rovente con polemiche e rischi. Ieri il presidente della Figc Giovanni Malagò ha annunciato, non per vie ufficiali, ma tramite un’intervista alla Gazzetta, la scelta del capodelegazione della nazionale maggiore di calcio, e subito si è scatenato un putiferio. Perché la prescelta, l’ex campionessa di scherma Diana Bianchedi, 56 anni, è sicuramente una dirigente di alto profilo visti, nell’ordine: i trascorsi agonistici nel fioretto (due ori olimpici e cinque mondiali, nel 1996 vinse un assalto ai Giochi di Atlanta con il tendine d’achille rotto prima di ritirarsi), la laurea in medicina sportiva con il massimo dei voti, una carriera da dirigente che l’ha portata ad essere la prima donna vicepresidente del Coni nel 2001 e poi a tornare ad occupare questo ruolo un anno fa, quando Luciano Buonfiglio prese il posto proprio di Malagò.
E il problema è proprio questo, il ruolo di primo piano (meritatissimo) nel Coni.
Perché subito dopo aver letto il nome della Bianchedi, scelta di cui evidentemente non era stato informato, il comitato olimpico si è affrettato a precisare di voler verificare eventuali incompatibilità per conflitto di interessi: “Ai sensi dello Statuto e delle leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale”.










