Non si sa se abbiano chiamato (o vogliano farlo) le milizie celesti, di cui San Michele Arcangelo è il capo nella lotta del bene contro il male. Più probabile si siano affidati al santo, protettore anche della Polizia di Stato (e non solo), nella battaglia intrapresa in seguito a quella che ritengono essere una ingiustizia. Di sicuro, i fedeli della Arciconfraternita San Michele Arcangelo di Bari vecchia hanno recapitato alla Gazzetta una lettera aperta ai baresi con la quale scagliano lance contro la Curia di Bari per la decisione di affidare la gestione della chiesa di Strada dè Gironda a una cooperativa, di fatto estromettendo l'associazione dall’attività e dalle attività liturgico-culturali. «Carissimi cittadini, in questa nostra città di Bari - scrivono - l'Arciconfraternita di San Michele si ritrova a sperimentare un vero sfratto esecutivo da parte delle gerarchie baresi. La Curia di Bari affida la chiesa a una cooperativa, chiamata ArtWork, “per la valorizzazione culturale del sito storico”. L’arciconfraternita ha dunque ricevuto un ultimatum in questi giorni di estate: riconsegnare le chiavi dopo 400 anni di servizio. Ma i laici, ossia i confratelli di San Michele e i devoti dell'Arcangelo, non sono dei sacchi di patate da svuotare o buttare via perché c'è altro da ricavare. Sulla corresponsabilità dei laici, si è fatta dunque chiarezza: i laici corrispondono solo quando portano la busta. Quando chiedono di contare qualcosa, diventano “ingerenza”. I confratelli di San Michele sono passati da colonna della comunità a “spiffero da chiudere” in un giorno di mezza estate».
Bari vecchia, la protesta dell’Arciconfraternita San Michele Arcangelo: «Sfrattati dopo 400 anni»
In una lettera inviata alla Gazzetta, i confratelli contestano la decisione della Curia di affidare la chiesa ad una cooperativa e il pagamento per l’ingresso. Fanelli (Acli Dalfino): «Sbagliato far pagare nelle chiese»







