Paolo Maldini ha raccontato la sua versione della sua breve esperienza, durata meno di tre settimane, come direttore tecnico della Nazionale italiana di calcio, in un’intervista con Aldo Cazzullo del Corriere della Sera. Maldini, che ha 58 anni ed è stato uno dei difensori italiani più forti di sempre, oltre che dirigente col Milan per un breve periodo, ha confermato di aver lasciato il ruolo a causa delle divergenze con Giovanni Malagò, eletto a giugno presidente della FIGC, la federazione calcistica italiana.
Maldini ha detto di aver ricevuto da Malagò la proposta di un ruolo nell’organizzazione della Nazionale già ad aprile, subito dopo le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC, dopo l’ennesima mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali. In seguito a quel contatto preliminare Malagò e Maldini non si erano più parlati, poi Malagò l’ha richiamato per ribadire la sua offerta a diventare direttore tecnico della squadra, cioè il principale responsabile della sua gestione.
Maldini ha raccontato di aver chiesto a Malagò alcuni dettagli in più prima di accettare, in particolare riguardo alla nomina dell’allenatore, una priorità dato che non ce n’era uno dalle dimissioni di Gennaro Gattuso ad aprile. Malagò avrebbe detto che la scelta spettava a Maldini e al suo collaboratore Leonardo, ex calciatore e dirigente brasiliano, e che lui l’avrebbe semplicemente avallata. In seguito però, ha detto Maldini, «i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi».












