Paolo Maldini ha parlato per la prima volta dopo le dimissioni da DT della Nazionale, senza rancori e senza polemiche. Ciò che resta è la sensazione di aver mancato un’occasione davvero d’oro: “C’era da rifondare il calcio italiano”

A distanza di settimane dai fatti che hanno portato alle sue dimissioni dal ruolo di consigliere tecnico per la FIGC, Paolo Maldini ha affidato al Corriere della Sera una ricostruzione lucida e priva di livore. Nel farlo, ha involontariamente certificato la dimensione del grande rimpianto del calcio italiano: il momento esatto in cui un piano di rilancio visionario è stato riassorbito dalle logiche della prudenza e della continuità istituzionale.

I fogli di Pep e le formazioni delle Nazionali: la dimensione reale del tentato miracolo Il cuore pulsante delle rivelazioni di Maldini non risiede nelle dinamiche di palazzo, ma in un aneddoto dettagliato che dimostra quanto la Nazionale sia stata vicina a un cortocircuito storico. L'incontro con Pep Guardiola è avvenuto in un contesto ben preciso: un vertice privato organizzato per sondare la disponibilità del tecnico catalano a guidare la rinascita azzurra. L'aspetto sorprendente, confermato dalle parole di Maldini, sta nell'approccio maniacale del tecnico del Manchester City. Guardiola non ha affrontato l'ipotesi come una suggestione astratta o una boutade di mercato: si è presentato al tavolo avendo già studiato le rose della Nazionale "dall'Under 17 in su", appuntando schemi, nomi e incastri tattici su fogli, "molto tentato, vicino ad accettare". L'allenatore spagnolo era tentatissimo da un'avventura che lo avrebbe consacrato ulteriormente, a dimostrazione di come la credibilità dell'interlocutore avesse riaperto spiragli che nessuno, nella storia del calcio italiano, aveva mai osato nemmeno immaginare.