PADOVA - La passione per le farfalle l'aveva fin dalla nascita, come ha raccontato nel suo libro "Diario di un naturalista". Quand'era alle superiori frequentava già i laboratori di entomologia dell'Università e ha messo nero su bianco il primo progetto della Casa delle farfalle, che successivamente ha realizzato. Oggi Enzo Moretto, entomologo e naturalista, è uno dei più autorevoli esperti a livello mondiale.
Professore, fin da bambino ha manifestato curiosità per gli insetti. «Ricordo che avevo appena 3 anni quando ho dimostrato grande interesse per la natura, gli animali e i fossili, ma con una particolare propensione proprio per gli insetti. A 12 anni avevo già una mia collezione e mi piaceva approfondire le mie conoscenze andando al Bo a parlare con tecnici e docenti». E poi così successo? «Ho coltivato questa inclinazione e alle superiori a 16 anni mi sono cimentato con qualcosa che non esisteva, cioè l'ideazione di una Casa delle farfalle. Ho fatto poi la mia tesi di laurea sulla mosca dell'ulivo, con aspetti innovativi che consistevano nell'applicazione dell'elettrofisiologia per capire la percezione gustativa di tale specie: in pratica cosa sentono gli organi sensoriali, cioè gusto e olfatto, degli insetti». Nel frattempo rincorreva un sogno. «Sì e l'ho realizzato grazie alla disponibilità del Comune di Montegrotto, che mi ha concesso un'area per costruire appunto la Casa delle farfalle. L'inaugurazione è avvenuta nel 1988 ed è la prima realizzata in Italia». Ma non si è fermato qui. «Poi ho realizzato Esapolis, quando la Provincia ha deciso di restaurare la Stazione Bacologica di via dei Colli, con la quale avevo collaborato: in particolare mi ero occupato del baco da seta, scoprendone la causa della moria. L'ente di Palazzo Santo Stefano all'epoca aveva fatto un'indagine per scoprire che cosa piaceva ai giovani e il risultato era stato che la Casa delle Farfalle era la prima in provincia e la seconda in città tra le strutture più gettonate da visitare. Ho suggerito, quindi, di far nascere il primo insettario che mancava anche nel panorama internazionale. È l'unico in Italia di quel tipo e di quelle dimensioni, e il taglio del nastro è avvenuto nel 2008. Oggi è un'istituzione importante, un punto di riferimento che rimane aperto tutto l'anno, a conferma che avevamo visto giusto, con gruppi e scuole che in massa vengono in visita. Qui, poi, si fa un'importante attività di ricerca in collaborazione con l'Università e gli apicoltori: per esempio, abbiamo un laboratorio di cognizione animale in sinergia con il Dipartimento di Psicologia Generale che ha molto successo, mentre con Biologia abbiamo in essere varie ricerche tra cui una sul cambiamento climatico». E ora vi accingete a far partire un'altra singolare iniziativa. «Sempre con Psicologia, a Esapolis ma in collaborazione con la Casa delle farfalle, sta per iniziare un laboratorio per studiare i pesci portaspada, che si usano come riferimento per l'evoluzione e la genetica». Che cosa sono per lei gli insetti? «Animali straordinari che hanno avuto un evoluzione molto lunga e hanno un numero enorme di specie sul pianeta per cui si riesce a ricostruire benissimo tutta la storia della vita, almeno da 500 milioni di anni a questa parte, cioè da quando sono comparsi i loro antenati che rappresentano le prime tracce importanti di vita sulla Terra. Sono protagonisti un po' su tutto, essendo legati a ogni ecosistemi terrestre». Che cosa la colpisce di più? «La loro struttura e poi alcuni sono dotati di bellezza straordinaria, come le farfalle, le libellule e le lucciole. Ci sono poi le api che hanno forti momenti emotivi. Di ogni specie osservo le caratteristiche. Nell'ultima bellissima missione che abbiamo fatto in Indonesia siamo andati alla ricerca dell'ape gigante di Wallace lunga 5 centimetri, che era stata scoperta da quest'ultimo, un grande naturalista, che poi era data per estinta, ma che noi abbiamo ritrovato. Ha delle enormi mandibole con cui cattura la resina che porta nei nidi e ritrovarla è stata un'esperienza straordinaria. Un esemplare su eBay costa 10mila dollari». Non solo api, però. «Con il governo del Butan stiamo lavorando a un progetto per salvare una delle più grandi e più belle farfalle del pianeta, simbolo di quel Paese. Abbiamo avviato una raccolta di fondi per questa specie che si chiama Bhutanitis ludlowi». La valigia è sempre pronta. «In effetti mi accingo ad andare in Kirghizistan, dove con alcuni scienziati effettuerò una missione di ricerca perché il sito diventerà Patrimonio Unesco: ci sono fossili straordinari risalenti all'inizio dell'epoca dei dinosauri, e io parteciperò come entomologo».







