«La riapertura dello Stretto di Hormuz è subordinata alla piena accettazione da parte degli Usa delle condizioni iraniane e alla cessazione delle interferenze nel processo di negoziazione regionale». A ribadirlo è Hossein Mohebbi il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie. Anche Mohammad Bagher Zolghadr, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ha presentato una serie di richieste che, a suo dire, gli Stati Uniti devono soddisfare prima che lo Stretto possa essere riaperto al traffico marittimo. Ha chiesto a Washington di revocare il blocco navale e le sanzioni contro l’Iran, di ritirare le forze militari statunitensi dalle aree intorno alla Repubblica islamica, di pagare le riparazioni di guerra e di sbloccare i beni iraniani congelati, di porre fine agli attacchi contro gli alleati dell’Iran nella regione e alle minacce contro il Paese.Poco prima il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha riaffermato che Teheran è «molto vicina a un accordo» con l’Oman sulla gestione dello Stretto. «Tuttavia, la riapertura di Hormuz è subordinata ad altre condizioni, tra cui il risarcimento da parte degli Stati Uniti per le violazioni del Memorandum di Islamabad». Il linguaggio dell’accordo era vago e gli Stati Uniti e l’Iran ne avevano interpretazioni diverse. «Gli americani cercavano di stabilire nuove rotte attraverso lo Stretto e, nonostante gli avvertimenti emessi dal nostro Paese, tentavano di minare il controllo iraniano», ha sottolineato Araghchi. Il ministro iraniano ha spiegato che i negoziati con l’Oman sono concentrati al momento sulla creazione di una rotta marittima temporanea, successivamente ne verrà concordata una permanente.Anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian è stato molto duro: «Le minacce americane sono la continuazione della stessa mentalità di Hiroshima». Ma ha spiegato come questo sia «il momento migliore per un accordo». Mojtaba intanto ieri è apparso in un video diffuso dall’agenzia di stampa Mehr sui social media. Il filmato mostra la Guida Suprema mentre parla, circondato da diverse persone, senza fornire dettagli su data e luogo e l’ipotesi Usa è che il video sia antecedente al conflitto. Le prime crepe nel frattempo si intravedono nell’establishment statunitense. Il generale Dan Caine, capo degli stati maggiori congiunti, avrebbe detto in privato ad alti consiglieri di Donald Trump di volere trovare una via d’uscita dal conflitto con l’Iran. La battaglia a bassa intensità nello Stretto continua. Una nave della Abu Dhabi National Oil Company è stata colpita mentre attraversava Hormuz. Ma non finiscono qui le minacce del regime degli ayatollah. «La sconfitta degli Stati Uniti e del regime sionista ha rafforzato la convinzione che le forze straniere debbano lasciare la regione», ha tuonato Ali Akbar Velayati, consigliere della Guida Suprema.