«La strategia dell’Iran è preservare lo Stretto di Hormuz e non lo riapriremo finché gli Stati Uniti non soddisferanno pienamente le nostre condizioni». Lo ha ribadito il portavoce delle Guardie rivoluzionarie, Hossein Mohebi, che ha definito lo Stretto «un territorio di battaglia, non solo una via d’acqua».

Secondo Mohebi questo conflitto è l’unico in cui «gli Stati Uniti accettano la sconfitta senza aver ottenuto alcun risultato», anche perché – ha aggiunto – Teheran li ha costretti «a rincorrere unicamente la riapertura di Hormuz» dimenticando gli obiettivi precedenti.

Allo stesso modo, il segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale Mohammad Baqer Zolqadr ha invitato gli Usa a correggere il loro comportamento, cioè: «L’Iran non deve mai essere minacciato con alcun linguaggio e non si deve insultare ciò che è sacro per questa nazione. Porre fine per sempre alla guerra e all’aggressione contro l’Iran e i suoi alleati in Libano, Palestina, Yemen e Iraq. Rimuovere il blocco navale strategico e ritirare le proprie forze militari (marittime e aeree) dai dintorni dell’Iran. Revocare le sanzioni crudeli e illegali contro la nazione iraniana. Sbloccare incondizionatamente i beni congelati e rubati del popolo iraniano».