Nel nuovo Piano regolatore di Torino la lotta al cambiamento climatico c'è. Abbattimento delle emissioni con la promozione all'uso di fonti rinnovabili e l'addio all'auto privata, il consumo di suolo zero, l'obbligo a una quota di superfici permeabili. Ma nelle sue osservazioni, l'Ordine degli Architetti di Torino segnala diverse criticità: troppe aree vincolate (proprio come via Roma) dov'è possibile intervenire solo con «restauro e risanamento conservativo» e diventa difficile l'efficientamento energetico; pochi incentivi a «demolire e ricostruire» edifici molto vecchi e difficili da innovare; soprattutto l'assenza di «bonus minori» che promuovano la cosiddetta micro-resilienza urbana, insomma gli interventi diffusi dei cittadini. Tutte osservazioni che potrebbero sempre essere accolte nel progetto definitivo. Consumo zero di suolo e riduzione dell'impatto climatico Nel documento la sostenibilità ambientale diventa uno dei criteri chiave con cui Torino dovrà trasformarsi. Una delle parole d'ordine è «consumo zero di suolo»: recuperare gli edifici esistenti, rigenerare le aree dismesse e dare nuova vita agli spazi già urbanizzati. Viene introdotto l'Indice di riduzione dell'impatto climatico, calcolabile sul rapporto tra superfici verdi e totali dell'intervento, ma per sapere quale sarà il valore minimo richiesto ai privati bisognerà aspettare «future linee guida» del Comune. Alcuni obblighi, però, ci sono già. Nei grandi interventi e nelle ristrutturazioni dovranno essere inserite soluzioni «nature-based», come pareti vegetali e altri interventi per mitigare le isole di calore, oppure sistemi di drenaggio urbano per ridurre il rischio di allagamenti. Il Piano punta inoltre su edifici a prestazioni energetiche molto elevate, con incentivi per chi raggiungerà emissioni zero. Aree verdi e diritti edificatori: come cambierà la tutela ambientale La tutela ambientale diventa anche un valore economico: i proprietari di aree verdi, boschi e terreni agricoli potranno ottenere diritti edificatori trasferibili in cambio dell'impegno a conservarli e gestirli attivamente, mantenendoli in quanto «presìdi ecologici». C'è poi l'obiettivo di ricucire gli habitat naturali, collegando collina, parchi urbani e i quattro fiumi (Po, Dora, Stura e Sangone) e di migliorare la gestione delle piogge per ridurre il rischio di allagamenti. Il Piano punta inoltre sul trasporto pubblico, sulle piste ciclabili e sui percorsi pedonali, con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dall'auto privata e avvicinare sempre di più Torino al modello della «città dei 15 minuti». Le critiche degli architetti alle future linee guida del Piano regolatore Tra le critiche portate avanti dagli Ordini professionali, e in particolare da quelle degli architetti, c'è innanzitutto il rinvio troppo frequente a «future linee guida» e un'«eccessiva discrezionalità», che lasciano ancora poco definiti alcuni obiettivi, rendendo più difficile per i professionisti capire quali criteri applicare ai progetti. E problemi concreti: «l'incertezza dei tempi» e «costi elevati delle bonifiche ambientali» per molte aree di trasformazione strategiche per il verde, oltre a regole rigide che rischiano di rendere complesso l'utilizzo di idee innovative; un Piano molto concentrato sulle grandi trasformazioni, ma «debole nell'incentivare piccoli interventi diffusi», dai tetti verdi ai pannelli fotovoltaici fino a un albero piantato davanti al proprio negozio, che secondo gli architetti «sarebbero fondamentali per coinvolgere i cittadini comuni nel cambiamento». Tetti verdi, fotovoltaico e isole di calore: il nodo dei piccoli interventi E, in molti casi, di ridurre le «isole di calore», mentre le temperature si alzano inesorabilmente ogni estate. Il timore è che la lotta all'emergenza climatica, almeno per quanto può fare una Città, guardi molto a ciò che avverrà nel futuro ma non pensi al vastissimo patrimonio privato già costruito. Senza dimenticare le tantissime aree vincolate o di interesse, dai beni architettonici ai «poli religiosi», dov'è possibile solo il restauro conservativo e le norme per renderli a basso consumo energetico. Riqualificazione ambientale e gentrificazione: i rischi sociali C'è molto poco, infine, sui rischi sociali: tanti studi evidenziano come gli interventi di riqualificazione ambientale possano innescare processi di gentrificazione, aumentando i valori immobiliari e rischiando di allontanare le fasce più fragili della popolazione
Torino, tetti verdi e meno auto nel nuovo Prg che lotta per il clima. Ma qualcosa non convince
Al centro del nuovo Prg la lotta al cambiamento climatico: zero consumo del suolo, fonti rinnovabili e meno auto. Ma gli architetti hanno dubbi: pochi incentiv…















