Obiettivo fine mandato. Ora i tasselli più importanti sono andati al proprio posto, il sindaco Stefano Lo Russo può realisticamente puntare a vedere il nuovo Piano regolatore operativo prima delle prossime Comunali; un traguardo da spendersi in campagna elettorale insieme al patto per Draghi che ha "salvato" la città, i cantieri del Pnrr e, se tutto va bene, il via libera ai lavori della Metro 2: «Torino ha l'ambizione di superare la contrapposizione asfittica tra innovazione competitiva e coesione sociale. E la tutela ambientale sarà la piattaforma orizzontale. Non cerchiamo modelli, saremo il modello».
Dopo ore di discussione e dibattito, il progetto preliminare dello strumento urbanistico più importante per una città, vecchio ormai di 35 anni, è stato approvato in Sala Rossa, con il centrodestra andato in ordine sparso. Ora che verrà pubblicato i cittadini avranno 60 giorni per condividere le proprie considerazioni. Poi inizierà l'iter in Regione, accorciato grazie alla sponda del governatore Alberto Cirio con il Cresci Piemonte.
I contenuti del Piano
A dare il via ai lavori l'assessore all'Urbanistica Paolo Mazzoleni, che sintetizza l'anima del Piano: «Sarà più adattivo, inclusivo e innovativo. Tre le grandi visioni: innovazione, welfare ed ecosistema». Gli strumenti, «la sinergia tra adattabilità e fermezza dell'indirizzo pubblico», la «perequazione, che significa governare in modo più giusto i diritti e gli oneri della trasformazione, evitare che tutto dipenda dalla pura casualità localizzativa», le «figure di ricomposizione urbana, gli otto ambiti strategici in cui sarà divisa Torino, la centralità dei quartieri». La maggioranza vota compatta, Sinistra ecologista chiede di pensare alle «tensioni nel mercato degli affitti, anche legate alla presenza degli studenti, e di garantire ampia partecipazione pubblica nelle prossime fasi di discussione del piano», i Moderati di «tutelare i quartieri aulici e storici senza rendere la vita troppo complicata ai processi di transizione energetica».






